Il Piccolo :: 26 novembre 2008

La Fiumana vuol tornare nella serie C italiana

di BRUNO LUBIS TRIESTE Sono passati 65 anni da quell’ultima partita. La Fiumana aveva battuto il Vittorio Veneto 4-1 e quella vittoria aveva chiuso la sua storia. La si riapre oggi solo perchè un personaggio molto stimato nel calcio, Sergio Vatta, la vuole iscrivere al campionato di serie C, lo stesso che la Fiumana frequentava abiltualmente. Appunta, la Fiumana, aveva finito la sua storia nel campionato 1942-43, la guerra stava soffocando tutte le iniziative del Vecchio Continente e anche il calcio era un di più che doveva cedere il passo alle armi, alle morti, alla fame. Gli spostamenti non erano sicuri, solo il Torino di Ferruccio Novo e dell’allenatore ebreo Ebstein riuscivano a trattenere i giocatori fuori dall’esercito grazie alle conoscenze in alto loco. In quel Torino giocava un fiumano, Ezio Loik, polmoni capaci, carattere grintoso e amico di Valentino Mazzola col quale formava la coppia di creativi del centrocampo già al Venezia. Novo li aveva addocchiati su consiglio di Ebstein e li aveva ingaggiati per la maglia granata che avrebbe stupito l’Italia e l’Europa nel dopoguerra con vittorie e scudetti in serie. Loik si allenava ancora mentre i giocatori della Fiumana vivevano l’occupazione nazifascista e poi la reazione dell’esercito partigiano di Tito. Non c’era da ridere, proprio per niente in quella penisola posta a Est dello Stivale, approdata all’Italia da una ventina d’anni e già in procinto di cambiare bandiera. L’esodo di tanti italiani alla fine della guerra aveva sancito la morte della Fiumana ma il suo passato, scarso di trionfi mondiali, era stato fucina di giocatori davvero interessanti. Intanto Marcello Mihalich che fu ingaggiato da Napoli, Venezia, Inter e specialmente della Juventus con la quale vinse lo scudetto del 1933. Fu azzurro ai Mondiali del 1934. Poi va ricordato uno dei centravanti più forti della sua epoca, Rodolfo Volk, capocannoniere della Roma nel 1930 e giocò poi a Pisa e alla Triestina. Di Ezio Loik si è già detto e lo si ricorda come uno dei grandi granata ghermiti dal destino alle glorie patrie. Ma vanno citati i fratelli Mario e Giovanni detto Nini Varglien (o Varljien cone si scriveva un tempo), veri campioni nell’atletica, capaci di tempi a livello nazionale nei 100, 200, salto in lungo e salto in alto) oltre che dei campioni di calcio, titolari con la maglia della Juventus, vincitori di cinque scudetti con la Vecchia Signora. Che strano, da Fiume – a parte Volk – i giocatori importanti sono finiti a Torino con la Juventus, Mihalich e i fratelli Varglien; Ezio Loik ha vestito invece la maglia granata del Grande Torino. E siamo a Sergio Vatta, uno dei maestri della gioventù dotata per il gioco del pallone. Vatta, assieme al fratello, è stato esule da Zara e poi da Fiume. Giocatore per nulla eccelso ma con la vocazione del maestro, fu per quindici anni responsabile del settore giovanile del Torino dove fece vedere il meglio di sè. Riusciva a plasmare il carattere dei virgulti e li rendeva grintosi all’inverosimile. Corretti sempre ma con una carica agonistica nell’animo che li rendeva capaci di ogni impresa. Vatta portò la Primavera granata a spopolare per un decennio, sfornò giocatori di classe come Cravero, Lentini, Pulici, e tanti altri come anche Marino Lombardo che nel cuor mi sta. Una grinta che era caratteristica prima della Fiumana. Alcuni vecchi istriani di quella zona, col quartino a portata di mano, discettava dei massimi sistemi calcistici della loro terra e riandavano al Grion di Pola, all’Ampelea e alla Fiumana. Riconoscevano alla Fiumana uno spirito che le altre avevano in minor quantità. Ora, come detto sopra, i fratelli Vatta, Sergio e Antonio che è anche esponente di spicco della comunità degli esuli istriani e dalmati a Torino, rivuole nel capoluogo piemontese la Fiumana. In serie C è morta e in serie C deve rinascere, la richiesta alla Federcalcio e alla Lega è stata presentata e chissà quando la pratica verrà esaminata e discussa. Perchè a Torino? Ma per il fatto che i Vatta là abitano e, rifacendosi agli esempi più antichi, nella Juventus sono stati raccolti i trionfi più significativi dai giocatori di Fiume, quel vecchio e prospero porto della monarchia ungherese, costretto a seguire la decadenza emporiale che fu anche di Trieste non appena l’impero dell’Austria Felix fu sepolto nel 1918. L’esercito partigiano di Tito ripagò con soprusi i soprusi del fascismo in quella terra e non permise che nulla di italiano avesse vita nell’Istria che passò alla Jugoslavia. C’è un precedente di società sportiva che trasmigrò dall’Istria in Italia: la Pullino di Isola d’Istria, grazie all’impegno di Emilio Felluga, trasferì nome e blasone a Muggia dove ancor oggi prospera (magari non con i risultati di quei rematori d’anteguerra). Per il canottaggio si potè fare già un quarantennio addietro, col calcio è più difficile, c’è crisi di soldi, di talenti, troppi i club professionistici, troppo invadente la tv che sorregge un baraccone che ha perduto valori dello sport come l’equità, la gerarchia delle vittorie e gli insegnamenti della sconfitta. A chi interessa di qualche migliaia di esuli che ricordano quando, bambinetti appassionati di calcio, si sistemavano come tanti gabbiani sulla falesia sovrastante lo stadio di Cantrida perchè non avevano una lira per il biglietto? Sono loro che rivogliono la Fiumana, al diavolo altri discorsi di revanchismo. Ma la risposta istituzionale è già arrivata: il presidente della federcalcio Abete ha detto che l’iscrizione della Fiumana in serie C non può realizzarsi.
Il Piccolo :: 26 novembre 2008ultima modifica: 2008-11-28T08:42:10+00:00da fiumana1
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6 pensieri su “Il Piccolo :: 26 novembre 2008

  1. Buongiorno, sono Marco e abito in provincia di Firenze. Come il mio amico Giulio, che ha scritto qualche giorno fa su questo blog, non ho alcun legame con le terre giuliano-dalmate ma sono da tempo interessato alle vicende (sia storiche sia attuali) che le riguardano, molte delle quali purtroppo dolorose e ingiuste: faccio mie le parole da lui espresse, poiché non saprei trovarne di più appropriate. Tra i tanti libri che ho preso in questi anni su tali argomenti ci sono anche quelli relativi alle squadre calcistiche: il primo della serie lo comprai esattamente 3 anni fa proprio riguardante il calcio fiumano (“El Balon fiuman”: il prezzo è un po’ alto ma ne vale sicuramente la pena) ed è stato molto interessante scoprire tutta la storia delle società e dei calciatori, la maggior parte dei quali esuli sparsi dappertutto.
    Leggendo questo libro, mi sono fatto l’idea che senza le purtroppo ben note vicende belliche e soprattutto post-belliche, la Fiumana avrebbe potuto fare un notevole salto di qualità a livello calcistico nazionale: basti pensare che nell’ultimo campionato disputato si classificò 3a in serie C (e per questo, a maggior ragione, dovrebbe essere riammessa a tale campionato) e che in quegli anni erano tanti i giovani calciatori della zona, e credo che anche qualcuno di loro avrebbe fatto strada a livello calcistico nazionale senza il trauma dell’esodo.
    Quando ho appreso la rinascita della Fiumana sono stato molto contento: non avrei mai pensato che ciò potesse avvenire. Ringrazio i signori Vatta per la felice iniziativa sperando che alla fine sia davvero serie C il prossimo anno (a tal proposito mi permetto di suggerire da una parte una petizione anche on-line da inoltrare alla federazione e al Coni, dall’altra di cercare di parlare dell’iniziativa anche in tv, che è il modo migliore di far breccia nell’opinione pubblica e quindi di aumentare i consensi).
    Forza Fiumana!!!

    Marco – Firenze

  2. Caro Marco, il libro di Luca Dibenedetto è senza dubbio una pregevole opera di ricerca storica, “confezionata” in un’altrettanto pregevole edizione ricca di materiale fotografico a dir poco emozionante, per la sua rarità e bellezza.

    Hai colto bene uno dei motivi per cui la nostra richiesta d’iscrizione alla Serie C è fondata, e sottoscriviamo la tua osservazione.

  3. Salve da Fiume,

    quando lessi ieri l’altro l’articolo sul “Piccolo” non potevo credere…il mio cuore di Fiumano mi si e’ riempito d’orgoglio fino allo stremo..anche se io di calcio non capisco nulla e sinceramente non e’ che m’interessi troppo. Ma vedere la “Fiumana” nuovamente in una serie ITALIANA, dopo 60 lunghissimi anni, mi farebbe talmente ma talmente piacere che non ho parole, anzi mi metterei a piangere…. finalmente FIUME che diventa “nuovamente” italiana (come lo e’ sempre stata) almeno sul campo di calcio, almeno quello.
    Spero che la proposta dei fratelli Vatta andra’ completamente in porto e che la medesima verra’ pienamente accolta dal presidente della Federcalcio Abete. Cosi’ oltre che per l’Inter potro’ tifare anche cioe’ soprattutto per la FIUMANA!

    Saluti da Fiume d’ITALIA!
    W l’ITALIA!

    Paolo, fiuman de Cosala.

  4. Mi piacerebbe sapere, nel progetto “Fiumana”, quali sono gli sponsor e quant’è il costo ipotizzato per il parco giocatori e per la gestione annuale. Credo che la vera difficoltà stia nei costi. Tutto il resto è superabile, ma purtroppo se non ci sono i “schei” non si va lontano. Comunque tanti auguri.

  5. L’ultima preoccupazione è proprio quella di trovare giocatori e sponsor, che sono già in attesa sulla linea di partenza. Le difficoltà, invece, sono di altra natura, non economica: consistono nei regolamenti sportivi, che registrano un vero e proprio vuoto legislativo in materia, e quindi occorrerà che la FIGC prenda una decisione con un po’ di coraggio, avendone la facoltà. Dopo una prima fase interlocutoria, la questione si è infatti spostata nell’ufficio legale della FIGC, la quale è consapevole delle garanzie tecniche ed economiche offerte dal gruppo rifondatore, che altrimenti non avrebbe nemmeno potuto accedere quale interlocutore al tavolo della Presidenza.

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